Day #13 – trottole

Tutte le mattine verso le 8, portando Tempo a spasso, incontro un robusto signore in costume da bagno che torna dalla spiaggia dopo il tuffo ristoratore post risveglio. Dovrei provare anch’io, magari funziona. Che possa essere una soluzione per farmi diventare finalmente una “morning person”?

Stamattina, in casa, si ascolta Barry White spostando mobili e si ricordano alcune delle puntate più sceme di Ally McBeal, per associazione d’idee.

Riordino nuovamente i giochi di Jules, che sono puntualmente sparsi ovunque non dovrebbero essere. Noto che tra i bambini dai 6 ai 10 anni (più o meno) il gioco del momento sono le trottole. Pazzesco, si tratta di un vecchissimo giocattolo! Ma queste non sono normali trottole, sono test d’ammissione alla facoltà d’ingegneria meccanica. Mai provato a montarne una? Non saprei nemmeno da dove iniziare, al massimo arrivo a mettere insieme le sorpresine dell’ovetto Kinder senza che mi prenda una crisi isterica.

Queste infernali trottole hanno dalle 3 alle N componenti, un sistema di carica per farle partire ed esistono anche delle specie di bacinelle, delle piste con i bordi molto alti per farle girare. Sorvolando ogni logica, prendo i pezzi e butto tutto in una scatola, che si tratti di parti dello stesso gioco o meno. Adesso inizio a capire quando mia madre riordinava i miei giocattoli da piccola e mi arrabbiavo da morire perché mischiava pezzi di alcuni giochi con altri che non c’entravano nulla, mettendo tutto nello stesso contenitore. Da quel momento ho iniziato a unire con il nastro adesivo le scarpine delle Barbie (serviva a non perderle, per evitare di spaiarle) e a etichettare le scatole con i vestiti e i vari ammennicoli. Potevo diventare una persona normale con questo genere di trascorsi???

Ho appena ricevuto un invito a una cena “indiolandese” per stasera. Marcia, una simpaticissima signora indiana che vive ad Amsterdam ed è qui in vacanza, ha cucinato un Indian Curry Chicken strepitoso, portandosi le spezie “giuste” da casa. Per dolce un Fondant au Chocolat. Mi prenderei a sberle, non lo digerirò mai. Basta scagliarsi contro la povera peperonata, c’è di peggio. Per quanto sia incredibile il mio corpo mi sta chiedendo del bicarbonato (che ho sempre avuto nella dispensa in passato, ma non ho mai utilizzato per il disgusto solo all’idea di ingerirlo) mentre mi giro e rigiro nel letto, come una trottola (una di quelle vecchie però, che so usare anch’io).

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