Week #16 – in omnia paratus

Ogni tanto ho l’impressione di avere la scritta “pronta a tutto” tatuata sulla fronte con un inchiostro che solo gli altri possono leggere e che io invece non vedo. Ho anche la sensazione che il messaggio venga interpretato nel modo peggiore, ovvero “puoi rompermi le palle”, senza limiti di discrezione, tempo…intensamente e a oltranza.

Ormai credo che più cerchi di evitare problemi (relazionali o di altro genere) tentando di risultare corretto e affidabile, assumendo un comportamento onesto e disponibile più incontri ostacoli, in carne ossa (e forse anche cervello per quanto malato possa essere).

Sembra una condanna, non se ne sfugge. Finisce per non avere importanza un rapporto ben costruito e rispettoso. Un accordo precedentemente stretto (magari anche riportato nero su bianco), la stretta di mano reale o virtuale che dovrebbe regolare un alleanza – sia essa commerciale, lavorativa, tra pari – ha perso valore, almeno nelle mie case history.

Provvedere alla propria “sopravvivenza” e agire a favore dei propri interessi prevale a discapito delle parti coinvolte, nel momento in cui una situazione diventa critica. È in parte una reazione naturale, certo, ma da amministrare in quanto homo sapiens sapiens (a meno che non ci sia stata una forte involuzione della civiltà e io non me ne sia accorta!).

L’incapacità di molte persone nel gestire gli eventi anche in circostanze elementari, comuni, quotidiane continua a genarmi, nonostante esperienze passate mi abbiano già dato prova del fenomeno. Non mi reputo immacolata, non lo sono, errori di comportamento vengono commessi spesso, soprattutto se influenzati da un carattere poco docile. Stress, cattive abitudini, infelicità, irrequietezza, il carattere soggettivo che ci appartiene e che trasponiamo nella concezione di ciò che ci circonda portano sovente a fare scelte sbagliate, anche semplici gaffe, per mancanza di lucidità e di obiettività.

È necessario uno sforzo di comprensione, sforzo che in buona parte dei casi si rivela inutile. Per quanto si possa tentare di mantenere una condotta inattaccabile bisogna essere pronti a lottare contro i mulini a vento. Fanno paura, a volte, i mulini a vento: non li si riconosce e si fatica a interpretarli. Sono mulini a vento marziani che si scontrano con una coscienza terrena.

Arriva dunque il momento rimboccarsi le maniche, cercare d’illustrare – in estremis a gesti – il proprio punto di vista, le proprie ragioni e motivazioni. Come spiegare a un cliente che “sviluppare una pagina web in html non è come fare il pane!”, ma è un lavoro che richiede imprescindibili tempistiche tecniche e che queste non corrispondono a “tra un’ora” (perle dal passato). Far notare a una persona con la quale hai un accordo o un contratto stipulato in precedenza, che non sta mantenendo la parola data (nonostante verbalizzata), che non sta rispettando le linee guida prestabilite a quattro mani, può diventare un vero scontro tra titani. E quando il tuo interlocutore non comprende – o peggio finge di non capire – si cerca una via di uscita che non implichi ulteriori contrasti, cercando il più possibile di utilizzare un linguaggio accessibile.

Si raggiunge l’apoteosi quando la controparte cerca di fotterti, tu gli spieghi di aver compreso il “tranello” e questa ribatte fino alla morte insabbiandosi a palate di scuse una più instabile dell’altra. Qui, io getto la spugna, la mia tolleranza ha un limite e la mia intelligenza (del tutto nella norma, nulla di eccezionale) verrebbe offesa da una sola parola in più pronunciata a sproposito.

Cerco sempre di trovare una soluzione, la migliore per me e che possa trovare un riscontro positivo anche nel mio interlocutore durante un confronto, ci provo. Magari ne trovo più di una che possa soddisfare entrambe le parti. Può succedere però che la controparte ostinata e decisa a far valere la propria versione non si degni nemmeno di trovare un escamotage, oltre a non accettare compromessi. Causa persa…si può solo tentare di salvare il salvabile.

Poi c’è la razza (pessima e che non si estinguerà mai purtroppo) di quelli che “si mettono in mezzo” per sfamare la propria perversione d’indossare la tutina da Superpaciere, pur non c’entrando nulla, pur essendo esterni ed estranei alla controversia e inconsapevolmente incapaci di portare tale veste. Inevitabile che creino solo scompiglio e ulteriori incazzature (senza escludere l’istigazione di manie omicide, in alcuni casi).

Sono tentata di farmi stampare una t-shirt con scritto “In omnia paratus” davanti e “ma non alle rotture di coglioni” sulla schiena.

Ah, dimenticavo…come il saluto, un vaffanculo non si nega mai a nessuno.

(Mi sono accorta troppo tardi di aver “rubato” il titolo del post a FarOVale. Chiedo perdono!)

2 thoughts on “Week #16 – in omnia paratus

  1. Oh, ma che scrivi mai? Improvvisamente ti sei riposizionata qualche meridiano più in qua?
    Tu sai che qui ti capiamo benissimo tutti! Sfondi una porta aperta. Quindi non mi resta che dirti ( se puoi ) di considerare che è venerdì e, come me, sola o accompagnata, farti una birretta o un aperitivo con l’ombrellino e … continuare a sognare! 🙂

    • Stavo giusto commentando con un amico su FB che mi sembra di essere tornata ai tempi della vita in agenzia in questi giorni…
      Tranquilla, è solo una brevissima parentesi. Mi sono servita del blog per un fulmineo sfogo da collera. La birretta da decompressione vistamare per stasera è già organizzata e il prossimo articolo già imbastito e sognante 🙂

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