Day #17 – serie nera

La giornata parte con un’emergenza mal di denti. Porto Arnaud dal dentista e insieme a Jules ne approfitto per fare una passeggiata al porto di Marigot, per poi prendere una bibita al chiosco dell’Arawak. Jules non esce mai di casa senza il suo borsello beige contenente gli effetti personali indispensabili: Nintendo DS, Push Pop (uno quegli orribili lecca lecca che hanno iniziato a produrre quando facevo le elementari e speravo avessero bandito dal mercato per la quantità di coloranti che contengono), blocco note, matita e temperino. Per ingannare l’attesa ci dilettiamo nella realizzazione di origami, utilizzando i fogli del blocco note. Jules produce un aeroplanino che al primo lancio finisce sul parabrezza di un’auto in transito (li mortacci sua), io realizzo la testa di un gatto, un cappello per la testa del gatto e una barca per la testa del gatto. Di meglio non so fare.

Risolto il problema denti continua quella che i francesi chiamano la “série noir” questa volta con disguidi bancari e il family banker ovviamente in ferie. Non posso fare altro che offrire una pacca sulla spalla e comprendere la frustrazione di Arnaud.

Ci sono periodi (il mio è durato anni) in cui non ne va dritta una, anzi è matematico che nel momento in cui capita una sventura ce ne sia già un’altra in agguato, ammesso che non si sia già palesata. Una sorta di legge di Murphy al cubo unita al Malocchio. É come finire in un vortice: più ci si affanna per uscirne, più si pongono ulteriori ostacoli e la via di fuga pare sempre più lontana. I problemi sembrano non finire mai, è come se si riproducessero alla stessa velocità delle formiche. “Sfighe” piccole o grandi, o entrambe: hai seri problemi con il lavoro e non vedi l’ora di tornare a casa per (finalmente) rilassarti? Troverai la lavatrice rotta, il bagno allagato e il bucato rosa pallido per aver dimenticato un calzino rosso nel cestello. Così t’incazzi, imprechi, sbraiti, magari ulri pure per sfogarti, poi riprendi lucidità, ti rimbocchi le maniche e con la pazienza di un monaco buddista inizi a “sbrogliare la matassa”, nodo dopo nodo. Le energie non bastano mai, ogni tanto avresti voglia di provare a stare fermo, non fare più nulla e vedere semplicemente cosa succede, cosa può succedere ancora! Passare le giornate a cercare soluzioni ti fa guadagnare il brevetto di problem solver, ma non è che una magra consolazione. Ci sono giorni in cui vorresti picchiare volontariamente la testa contro uno spigolo per provare dolore, o almeno una sensazione diversa dal perenne senso di delusione e impotenza. Ci sono momenti in cui ti senti soffocare (come quando Jules si riempie di profumo e sale sull’auto, modello Ford “Sauna” con 40°C all’ombra), ma non sai come procurarti ossigeno nonostante la respirazione sia un processo biochimico del tutto naturale.

Poi un giorno “puff!”, la fastidiosissima nuvola di polvere in cui si è avvolti svanisce e ci si può solo augurare che non ritorni (almeno per un po’).

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