Week #30 – letterina

Come per tradizione della terza rete nazionale anche quest’anno sta per arrivare il momento della “letterina a Babbo Natale” di Luciana Littizzetto a “Che tempo che fa”, appuntamento imperdibile delle mie domenica sera che precedono il Natale.

L’anno scorso, in un apocalittico scenario casalingo prenatalizio, ben allungata sul divano sotto strati di pile decennale, tazzona di tisana e capello un po’ unto e raccolto, già durante l’intervista a un meraviglioso – come sempre – Corrado Augias mi stavo pregustando la parte finale del programma.

La mia compare sabauda entra in scena e dalle battute sulle profezie Maya che “sono come le promesse di Berlu” e alcuni commenti su improbabile Dal(ail)ema appena intervistato, il monologo si sviluppa in una serie di battute “affettanti”, breve panoramica del (pessimo) recente vissuto del nostro Paese e delle sue brutture. Per fortuna la profezia Maya non si è avverata, avendo appena pagato l’imu sarebbe stato un peccato se fossero state rase al suolo tutte le case è la morale di Luciana. Dopo Monti che “dice messa” come il Papa e un’immancabile siparietto di critica al sesso maschile riguardo la costruzione di presepi “alla Fuksas” parte l’elencazione dei desideri (un estratto):

Caro Babbo Natale, porta dei bimbi nuovi al panettone Bauli che son sempre gli stessi da vent’anni; porta Berlu qui da noi, visto che è andato ospite dappertutto tranne che a S.O.S. Tata, altrimenti sarebbe finita male; fa ricominciare a mangiare Pannella che così magro e con i capelli lunghi sembra Gandalf del Signore degli Anelli; manda a Renzi la foto del Trota così capisce che anche tra i giovani si trova roba da rottamare; dai un bacio a La Russa e digli che è da parte di Gasparri, così si menano.

Poi la parte più bella: “è già che ci sei dì a Tiziano Ferro che l’amore non è una cosa semplice! (…) La bici senza cambio è una cosa semplice, le torte in scatola della Cameo sono cose semplici, il velcro sulle scarpe è una cosa semplice, L’more no. L’amore è un puttanaio mai più finito, è un guazzabuglio che ci rende prima pirla e felici e, subito dopo pirla e disperati.”

In attesa di scoprire cosa riserberà la letterina di quest’anno, dovrei impegnarmi nel cercare di realizzare che la prossima settimana sarà Natale. Non ci arrivo. Questo preciso momento sembrerebbe una nottata piemontese di giugno se non si facesse caso alle ghirlande appese alle porte delle abitazioni: ventilata, fresca, senza troppe zanzare. Non ci facciamo mancare una pioggerellina e si può godere del canto degli insetti notturni e del suono del vento tra le palme.

Una cosa non è cambiata rispetto alle passate edizioni: partire con l’intenzione di fare regali di Natale e tornare a casa con regali per me stessa. Sono ormai convinta che potremmo essere i migliori Babbi Natale di noi stessi se ci conoscessimo abbastanza bene. E se già ci conosciamo abbastanza bene da sapere cosa vorremmo davvero si realizzasse, perché non scriverci una letterina? Tanto per razionalizzare…chissà che qualcuno non mi raggiunga alle Antille!

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