Il decimo mese

“St. Martin è un’isola che ti mette alla prova”. Quante volte ho sentito pronunciare questa frase, oltre ad averne maturata la ferma convinzione.

Non sono mancate infatti le prove, gli ostacoli, gli inconvenienti, i bei momenti, alcuni bellissimi, irripetibili e rari, quelli in cui – forse per l’ausilio dei fumi dell’alcol – si arrivava a dire: “ok, sto dannatamente bene, ci siamo”. Ma l’hangover emotivo – oltre a quello fisico – non è per niente da sottovalutare.

Senza mollare un attimo, con la convinzione che sarei arrivata a stabilirmi a dovere sull’atollo e a diventarne cittadina regolare ho fatto di tutto, il possibile, fino a lavorare 16 ore al giorno e dormire 3 ore a notte, di nuovo.

Non ho avuto una gran fortuna, quando mai… Per quanto l’alto livello di qualità di vita sia impagabile a St. Martin, quando si ha l’impressione che il gioco non valga la candela significa che è giunta l’ora di fare bilanci. La mia partita doppia ha preso forma intorno al 10 marzo, fino ad arrivare al consuntivo: è ora di cambiare aria, di respirarne di metropolitana possibilmente. Di tornare nel vecchio continente per iniziare un altro ciclo, con rinnovato spirito.

Senza perdere troppo tempo (come alla partenza) ho dimissionato, anticipato il volo di rientro previsto a maggio, venduto tutto il vendibile, spedito il resto in Monferrato e cominciato il tour sanmartinese dei saluti (per quanto l’isola non fosse l’Australia, ci è voluta quasi una settimana!).

Dopo aver rifatto la valigia 5 volte, durante una notte insonne di discussioni, riflessioni e pianti (tanti) in compagnia di Arnaud, sono del tutto incapace di gestire la tachicardia: dal momento in cui metterò piede sull’aereo cambierà tutto e ne sono terrorizzata, nonostante sappia cosa mi aspetta ed esattamente dove voglio arrivare.

Ho ampiamente sopravvalutato il trauma da rientro: per quanto il freddo (freddissimo!) non aiuti a riadattarsi, le mie colline sono sempre belle da vedere e da vivere, Milano appare meno aspra di come la ricordassi e Torino si rivela essere un ottimo rifugio. Nell’attesa di capire in quale parte del mondo finirò nell’immediato futuro (e – perchè no – quale nuovo blog inventarmi) ho prenotato un volo per Bruxelles e mi sto godendo la migliore chiusura del Fuorisalone di tutti i tempi, a Lille.

Au revoir, è stato un piacere.

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Aeroporto Princess Juliana, al gate.

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Week #14 – regole

Ieri mattina, leggendo online l’oroscopo dell’Internazionale (quello del cancro – parafrasando – invita a sperimentare acidi o peyote, bah…), mi sono accorta di aver trascurato la mia rubrica preferita: “Regole”.

Dopo un attimo di panico per non aver trovato il link direttamente in homepage, Google vede e provvede: ecco la pagina. Me le rileggo quasi tutte, le Regole, ma questa resta la mia preferita:

Emigrare1. Non ti lamentare: il gusto di dire che l’Italia è un paese di merda spetta solo a chi ci resta. 2. Ricorda che i paesi con il sistema politico migliore sono quelli con il clima peggiore. 3. Pensaci bene: vuoi davvero diventare l’ennesimo italiano a Londra? 4. Se sei indeciso su dove rifugiarti chiedi consiglio ai Savoia. 5. Resta nei paraggi, le prossime elezioni potrebbero arrivare prima del previsto. (Internazionale, numero 989, 1 marzo 2013)

A ottobre comincerò a ricevere le prime visite di parenti e amici e, avrò il dovere – come è stato fatto con me all’arrivo – d’illustrare agli ospiti una serie di regole di sopravvivenza sull’isola.

Per portarmi avanti decido d’iniziare a redigere la Mia Costituzione di St. Martin:

  1. Quello che succede a St. Martin resta a St. Martin (a meno che tu non prediliga l’esilio forzato sull’isola alla possibilità di rientrare in patria).
  2. Se ti domandi perché ci siano tante fuoristrada in circolazione, aspetta che cominci a piovere.
  3. Inutile controllare quotidianamente: qui non varia la temperatura esterna, varia solo il livello di umidità.
  4. Se intravedi un animale morto in mezzo alla strada è sicuramente un’iguana.
  5. Bere una Piña Colada a colazione non ti rende un alcolista, non qui.
  6. La scolopendra non è un problema di postura e se la pesti…sono cazzi.
  7. Cerchi un piscinista competente? Di sicuro sarà un cesso.
  8. Se per errore ti rivolgi in francese a un nero della parte olandese, questo farà finta di non capirti.
  9. Escludendo gli appassionati di Crush Fetish, prima di uscire controlla di non avere insetti nelle scarpe e prima di andare a dormire di non averli nel letto, sempre.
  10. Tra le tue conoscenze del posto un buon 40% sarà inevitabilmente composto da spacciatori.
  11. A meno che tu non abbia nostalgia delle code in tangenziale durante l’ora di punta, impara a memoria l’orario dei ponti levatoi.
  12. Il week end: a St. Barts. Taccc!
  13. Pesche a 15€ al kilo??? No, non hai letto male.
  14. Se cerchi un compare italiano sull’isola, controlla tra i proprietari dei casinò.
  15. Usa con parsimonia la salsa creola: picca. Dopo il terzo assaggio non mi contraddirai più e penserai a contattare un buon proctologo.
  16. Quando un locale ti consiglia di usare la protezione 50, stallo a sentire (anche se hai passato tutti gli ultimi week end a Cogoleto per poter vantare “un fondo” di abbronzatura).
  17. Non si consulta il meteo, ma la situazione delle correnti oceaniche. E se – come me – non ci capisci una fava, chiedi a un amico di avvisarti dell’arrivo di un ciclone in tempo per poterti barricare in casa.
  18. Se giri su un motorino truccato senza casco e sei nero, nessun problema. Se bevi una birra e poi vieni fermato dalla Gendarmerie puoi dire addio anche al tuo Arbre Magique al profumo di mango.
  19. Mai dire a un rasta intento a proporti il suo cd mentre sei spaparanzato sulla sdraio che non ami la musica reggae, limitati a un “non sono interessato”.
  20. La dengue è come un controllo del fisco: prima o poi se lo beccano tutti ed è dolorosissimo.
  21. Se non possiedi nemmeno una t-shirt brandizzata di qualche “beach” non puoi ripartire.
  22. Preparati ad acquistare infradito in stock, ne perderai un paio a ogni happy hour in spiaggia.
  23. Se intravedi una nebbiolina grigia all’orizzonte, scappa: hai 2 minuti di tempo prima di essere travolto da un temporale tropicale.
  24. Dichiarando di essere italiano i tuoi interlocutori cercheranno immediatamente di comunicare con te servendosi di quelle 4 parole che conoscono, in spagnolo.
  25. A Pinel si sta sotto l’ombrellone. Non vantare geni mediterranei, ordinati piuttosto una “piscine” di rosé se vuoi fare colpo sui turisti vicini di sdraio.