Day #26 – Anse Marcel

A svegliarmi è un acquazzone, anche oggi. Negli ultimi giorni è la norma.

I tetti delle case sono tutti in alluminio – tranne qualche villetta coloniale che ha mantenuto la tipica copertura in legno – e vibrano a ogni goccia d’acqua, così anche una pioggerellina assume acusticamente le dimensioni di un temporale.

Altro giorno, altra spiaggia. Voglio andare ad Anse Marcel a nord dell’isola, l’ho vista solo dall’alto facendo un veloce tour in auto durante uno dei miei primi giorni qui.

Sbaglio strada e finisco al porticciolo da cui parte il battello che conduce all’Île de Pinel. Poco male, almeno adesso so da dove parte. Chiedo a un baracchino di hot dog informazioni – c’è carenza di indicazioni stradali sull’isola o almeno non sono l’ideale per chi ha una miopia notevole, come la mia – mi dicono di tornare indietro e seguire la strada che sale sulla montagna.

Per raggiungere la baia è necessario arrampicarsi su per una ripida salita, la strada è in cemento. Molte strade sono in cemento, anzi tutte quelle al di fuori delle vie principali, come nell’Italia dell’anteguerra. Scavalcata la “montagna” (dicesi “montagna” uno scoglio particolarmente alto ricoperto di vegetazione tropicale a basso fusto) sono costretta a parcheggiare e a proseguire a piedi.

Appena due passi dopo essere scesa dall’auto riesco a piantarmi una scheggia di legno marcio sotto un piede: quante sono le probabilità che un pezzo di legno si infili tra l’infradito e il tuo piede dalla punta? Posso dire di avere avuto anche questa volta conferma che la statistica non è degna di essere definita scienza, troppo approssimativa…

Zoppicando, attraverso un verdeggiante villaggio residenziale e percorro il sentiero che porta alla spiaggia, delimitato da altissime piante di bamboo, che mosse dal vento fanno quasi paura: si ha come la sensazione che qualche ramo si stia per spezzare e cadere.

Anse Marcel è una piccola baia chiusa tra le alture. È discreta, poco frequentata, sembra quasi un rifugio per coloro che si vogliono “nascondere”, o evitare di incontrare conoscenti.

L’acqua cambia colore drasticamente a seconda dell’ombra creata dalle nuvole. È naturale, eppure sembra tutto così strano.

Soprattutto il fatto che mi trovi in spiaggia a leggere e non abbia fretta o un’orario di rientro a da rispettare (ripongo immensa fiducia nella vescica di Tempo). Solo il troppo sole mi costringe ad abbandonare la baia.

A casa immergo il mio piede in un’insalatiera (non ho trovato di meglio) con acqua e sale (su consiglio materno) e mi dedico a una maratona filmistica fino a notte fonda (non pensavo che avrei mai apprezzato la pay tv, visti i miei trascorsi lavorativi). Sono addirittura riuscita a capire come inserire i sottotitoli, molto orgogliona di me stessa.

 

 Immagine

Anse Marcel

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