Day #27 – labirintite caraibica

Alle 6 mi sveglio sentendo la televisione accesa trasmettere i cartoni animati. Nell’incoscienza del risveglio immagino sia Jules che è già in piedi. ALT, il nano è partito: panico.

Controllo, aprendo la porta, solo un sottile spiraglio. Tutto tranquillo. La gatta (maledetta) camminando sul tavolino del salotto ha dato una zampata al telecomando e acceso tv e home theatre, così coglie al balzo l’opportunità per entrare in camera e salire sul lettone, mentre spengo il tutto. Torno a dormire, è troppo presto.

Mi rianimo più tardi, e non faccio in tempo a farmi il caffè che parte la “protesta cibo” da parte dei miei pelosi coinquilini. Almeno il piede non duole più, quasi non ricordavo di essermi ferita.

È un’altra splendida giornata, che culo! Mi sarei aspettata il solito grigiore dopo tre giorni di sole.

Ho qualche faccenda da sbrigare, come capire perché sulla mia carta è stato accreditato due volte un pieno di benzina. Il gestore della stazione di servizio è cordiale, ma non sembra sostenere la mia versione, anzi incolpa la banca di un errore contabile. Risolverò anche questa…

Continuo il mio tour delle spiagge alla ricerca di un’occupazione occasionale, ma senza successo: troppi pochi turisti, troppo poco lavoro.

Con le pive nel sacco vado a La Playa a concludere il pomeriggio e il mio romanzo.

Mentre esco dall’acqua tenendo ben salda con le mani la parte inferiore del bikini e cercando di barcamenarmi tra le onde, penso: perché Halle Berry e ancor prima di lei Ursula Andress nelle vesti di Bond Girl riuscivano ad arrivare a riva fiere, sensualissime e con la stessa grazia di Venere nella sua conchiglia, mentre quando esco dall’acqua io sembro stata colpita da una labirintite fulminante??? Bisogna fare delle prove come quando si comprano scarpe nuove, con i tacchi alti ed è necessario portarle in casa per un po’? E’ una questione di concentrazione? C’è un trucchetto che non conosco, come guardare un punto fisso del terreno quando si cerca di restare in equilibrio su una gamba sola? Per ora do la colpa al fondale dissestato dalle onde, che verso riva formano come dei fossi (poco profondi), uno dopo l’altro, nella sabbia.

Torno a casa per la pisciatina pomeridiana di Tempo. Tirando le somme le frasi che pronuncio più spesso in questo periodo sono: “qu’est-ce que tu fait là?!”, “on va faire la pissette?”, “pas dans la chambre, dehors!” oltre agli imperativi “assis!” e “couché!”. Conversazioni impegnative.

Almeno il romanzo l’ho finito e ne ho iniziato un altro. È deciso: estate dedicata alla letteratura russa (forse ho preso troppo sole).

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