Week #20 – accueil

Sentire pronunciare questa parola mi fa venire ancora i brividi. Anni fa, un’estate, andai a lavorare in un villaggio vacanze in Sicilia. L’incubo di tutto lo staff di animazione era proprio il giorno dell’accueil, ovvero il sabato mattina quando arrivavano i nuovi ospiti e dovevamo essere vestiti di tutto punto e schierati all’ingresso alle 8,30 del mattino nonostante fossimo rientrati dalle prove per lo spettacolo teatrale del week end alle 4 (spesso per bighellonare nei corridoi degli alloggi del personale fino alle 6).

Il résidence di Mont Vernon assomiglia un po’ a un villaggio vacanze, non solo perché essendo un vecchio hotel sulla spiaggia trasformato in condominio ne ricorda la struttura e le fattezze, ma perché la vita, i rapporti, gli atteggiamenti delle persone che lo popolano sono quelli che si possono riscontrare chiacchierando con il vacanziero vicino di bungalow mentre si osserva l’orizzonte della baia di Palinuro durante una sera di agosto.

Questo piccolo villaggio aggrappato su una collinetta, cola sulla spiaggia in una serie di caseggiati apparentemente disposti senza criterio e in uno stillicidio di terrazzini dalle ringhiere in legno rosa e azzurre. Ogni caseggiato ha il nome di un’isola delle Antille, io sono finita al St. John come Sara e Alex, coppia di deliziosi fidanzatini parigini che stanno trascorrendo le vacanze qualche porta più in là della mia e che ho conosciuto ieri sera a casa di Philippe, quest’ultimo conosciuto a sua volta a La Playa il giorno del mio compleanno perché amico di J.R. (il barista), che vive anche lui qui, al Saba se non erro…e potrei andare avanti fino ad arrivare al piscinista del mio ex vicino di casa che ho incrociato uscendo di casa una mattina.

La sera non ci si riunisce tutti a cena nel salone centrale (che è stato adibito a parcheggio coperto dopo lo smantellamento dell’hotel), ma ci si ritrova a casa di qualcuno ove si è arrivati per essersi incontrati lungo il vialetto rientrando dalla spiaggia, improvvisando aperitivi che prendono consistenza a forza di chiacchiere, ascoltando buona musica. Poi se al padrone di casa si va a portare il blister di paracetamolo richiesto e a domandare in cambio il ferro da stiro in prestito, si finisce per unirsi al gruppo. E l’aperitivo diventa cena.

Parlando con Alex, che pare essere un ex Dj, salta fuori che i Gotam Project abbiano realizzato una propria versione del Libertango di Piazzola. Non ne sono convinta e do sfogo alla mia arroganza sostenendo l’impossibilità che il gruppo abbia violato un pezzo così sacro della sfera del tango argentino lavorando di mixer.

La pacchia finisce quando la vicina, verso le 11 minaccia di chiamare la security per il vociare proveniente dal terrazzino che le impedisce di addormentarsi. Era talmente contrariata e infastidita che sarebbe stata capace di chiedere all’agente della security di arrestarci, nonostante il tono delle nostre voci non superasse i decibel di una tv accesa a volume più che accettabile. Guastafeste!

Giunge inevitabilmente il momento della buonanotte, ma senza troppo dispiacere: si sa che, se non il giorno successivo quello seguente, si ripeterà senza troppi sforzi organizzativi la stessa serata.

Prima di andare a coricarmi devo togliermi il dubbio: è così, i Gotan Project hanno davvero avuto il coraggio irriverente di rilavorare il Libertando di Piazzola. No way!

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Mont Vernon visto dalla spaggia di BO.

Week #9 – lotterie farm

Guarita dalle bolle, finisce la reclusione. L’invito per l’aperitivo diurno alla Lotterie Farm casca a pennello.

Non saprei come descrivere il luogo: è una sorta di oasi naturale che si trova sulla tortuosa strada per Pic Paradis (ove mi ostino a non usare il clacson, è più forte d me). Ci sono un ristorante e un lounge bar costruiti su una palafitta, per entrare è necessario attraversare una lunga rampa di legno. Continuano ad arrivare turisti che sembrano sponsorizzati dalla Quechua facendomi sentire alquanto inadeguata. Poi scopro che tale dress code è giustificato dalla presenza di un parco con tanto di percorso avventura. Mentre scendo verso la piscina immersa nel verde, all’urlo di Tarzan sfrecciano soggetti di vario genere imbragati, lungo una fune sospesa tra gli alberi, sembra divertente. Seguo il percorso delle palafitte, questa volta si tratta di piccoli salottini privati (tappezzati di blu, beige e verde, ti viene voglia di buttarti subito tra i cuscini solo a guardarli) che si possono affittare per la giornata e arrivo al luculliano aperitivo. Il perché continuino tutti a ripetere al cameriere che sono italiana e bevo come una spugna non l’ho capito, o almeno non capisco perchè le due affermazioni – per quanto vere – debbano essere connesse, una la conseguenza dell’altra. Sono incuriosita e sbircio in giro: mi accorgo che nella piscina si tuffa tra le rocce una piccola cascata e immagino che si tratti dell’acqua proveniente dalla sorgente di cui mi hanno parlato. Risalgo la “cascata” per arrivare alla fonte, ma non c’è nessuna sorgente, bensì un’altra palafitta privata che sovrasta due enormi Jacuzzi. Pas mal anche se mi aspettavo altro, ma mi confermano comunque l’esistenza della fonte, da qualche parte.

Abbandono l’aperitivo per fare un paio di commissioni tra Marigot e la parte olandese dell’isola. Qui, in una gioielleria/tabaccheria/negozio di liquori gestita da una famiglia pakistana, per qualche motivo racconto la storia della mia vita degli ultimi mesi al proprietario mentre cerca di vendermi degli orrendi orecchini che sostiene “spopolino” tra le turiste americane. Coprono tutto il padiglione auricolare, sono indescrivibili tanto sono brutti, così cerca di recuperare e mi propone una medaglietta incisa la mappa di St. Martin. Lo ringrazio e gli dico che non sono interessata, non rischio di perdermi (sono la solita stronza, lo so). Dopo essermi regalata un abito coloratissimo (bianco e nero) e stravagante (l’ennesimo tubino, sono incorreggibile), scappo a casa dove mi aspetta una nuova visita del tizio che pulisce la piscina e che ha qualche problema a rispondere al telefono (mi ha fatta diventare una stalker di segreterie). L’obiettivo è di far tornare la pozza d’acqua com’era prima in un paio di settimane, per due motivi: 1) sembra una laguna e al ritorno di Arnaud ambirei che fosse di nuovo balneabile; 2) tolgono l’acqua in continuazione per fare lavori alle condutture e devo pur potermi lavare in qualche modo. Lo stronzo ovviamente non si presenta, ne approfitto per andare a La Playa a salutare Jear e comunicare che sono viva. Lo staff non perde l’occasione di prendermi per in giro nel momento in cui giustifico la mia assenza per colpa della rosolia. Quanto mi è mancata la spiaggia!

Il giorno successivo è forzatamente dedicato al mare, così dopo aver trovato un’altra scolopendra (sembra ci sia un festival questa settimana) e aver raccolto un’infinità di pelo di Calypso dappertutto (com’è possibile che ne abbia ancora addosso non so) calzo le infradito e vado a “svenire” su una sdraio. C’è molto vento, caldo, sembra di stare sotto un phon, ma non è fastidioso, è piacevole, si sta una favola!

Ore 18,06, in Italia è già il 20 luglio, quindi il mio compleanno. Vado al Calmos Cafe e comincio le celebrazioni, gongolante all’idea di avere 6 ore in più per i festeggiamenti quest’anno (volendo giocare con il fuso orario). Planteur meritatissimo, non vorrei essere altrove in questo momento.

Il mio oroscopo consiglia di trascorrere la giornata al mare. Non starò di certo online ad attendere la notizia della nascita del royal baby…

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Lotterie Farm