Week #24 – advertiamoci!

Giorno di colloquio, sono le 10,27. Alzo gli occhi dal computer seduta al mio tavolino della Taste Factory, caffetteria (super) di Simpson Bay (hanno l’Illy, ho detto tutto!). Posto delizioso, pulito e curato, ottima pasticceria, peccato che per un espresso tu debba aspettare in media una mezz’ora. La lentezza dei baristi è inesplicabile, ma per un caffè decente questo e altro. Si potrebbe girare un documentario sui turisti americani e canadesi in coda alla cassa, poi se come sottofondo musicale c’è Bocelli che canta “venite adoremo” il put pourri si fa ancora più fragoroso.

Ah, il mio colloquio è con tale Samantha, proprietaria di un’agenzia di comunicazione ed eventi qui a St. Maarten, alle 11,00. La pubblicità mi ha attirata e accalappiata ancora una volta, temo sia un’idissolubile sposalizio, anzi no, un pacs.

Presa, ho iniziato ieri.

Dopo aver passato il week end febbricitante (un po’ perché avevo davvero la febbre che spero non ricompaia, un po’ a causa del mio stato di esaltazione per l’arrivo di Ro a St. Martin), facendo babysitting al figlio del diavolo per un numero di ore che mi sono sembrate infinite, il lunedì mattina la sveglia suona alle 7. Sono stanca, ma tutto sommato rilassata. Salto in macchina (come sempre in ritardo rispetto alla tabella di marcia che avevo premeditato) e ovviamente, arrivata a Marigot, resto bloccata nel traffico. Non sono una cattolica praticante, ma dopo dieci minuti in coda ho pregato.

Riesco ad arrivare in ufficio, al Puerta del Sol Plaza (che è un normalissimo palazzo moderno nonostante l’appellativo overpromise), spaccando il minuto.

Alle 12,30 la mia testa è già congestionata d’informazioni, il mio Mac non ha quasi più batteria carica nonostante stamattina fosse al 100% e il Burger King di fronte all’ufficio mi sta invitando a scofanarmi panino e patatite.

Resoconto del primo giorno: ho lavoro a sufficienza per passare la serata rispolverando brief, progress e query da proporre ai clienti che possono sempre tornare utili, una deadline parecchio vicina rispetto agli obiettivi da raggiungere (anche qui tutto è da realizzare entro ieri ma senza impanicarsi, belli sereni), mille connesse situazioni burocratiche da sbrigare e il panino del BK (come quello del McDonald’s di Corso XXII Marzo) lo digerirò tra un paio di giorni.

A cena mi sono cucinata una frittatina con i porri, così il mio colesterolo può tenere compagnia al mio ego “alle stelle”. Alè.

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Day #20 – aloha

Ieri sera tornando a casa mi sono accorta di aver dimenticato le infradito a Palm Beach, altro segno di ambientazione (mi dicono). Inizierò a camminare anch’io scalza.

Stamattina si finiscono le valigie, i padroni di casa sono in partenza per la Francia.

Recupero tutti i numeri indispensabili: veterinario, meccanico, il tizio che pulisce la piscina…

Saliamo in macchina e si parte in direzione aeroporto. È strano, di solito sono io quella con le valigie e il biglietto aereo in mano.

Arnaud è ancora sottotono per via della Dengue, Jules stamattina presto aveva qualche linea di febbre e non perde occasione per raccontare ai turisti in coda al Burger King dell’aeroporto che forse anche lui è stato punto dalla zanzara. Così a me tocca pure rassicurare una signora francese impanicata dal suo racconto.

La giornata non sembra delle migliori, sia a livello meteo (nuvoloso e pioggia), sia a livello di umore (probabilmente per metereopatia). Sarà il momento dei saluti, sarà la porta del freezer che ha deciso di non chiudersi più come dovrebbe con conseguente allagamento della cucina. Devo buttare tutto il cibo ormai scongelato ed escogitare un sistema per far restare la porta chiusa. Non vedevo l’ora.

Torno di volata a Palm Beach, le mie Havaianas saranno ormai ai piedi del fortunato che le ha trovate. Sparite, nessuno le ha viste.

La Giornata Antillese della Tecnologia mi da il colpo di grazia con il microfono del Mac che smette di funzionare. E a questo punto mi domando: perché?! Perché non ho pensato di portare con me l’assicurazione del portatile?!! Io che assicurerei anche uno sbattitore elettrico se ce l’avessi, perché?!!

Tempo è già depresso, ha capito che il suo padrone non tornerà (almeno per un po’). Mi chiama di continuo e non capisco cosa vuole, poi per combattere la noia comincia a tormentare il gatto.

Iniziamo benissimo. E io che speravo di poter iniziare a rilassarmi sul serio.