Day #21 – TV

Mi sveglio, apro il cassetto della biancheria ed escono insetti. Basta, è guerra.

Tento una dinsinfestazione/disinfezione da dilettante: gettate di candeggina e innaffiate random di insetticida di ogni genere, per zanzare, scolopendre, ragni, scarafaggi e simili, tutto.

Ormai m’irrita terribilmente la loro presenza e mi chiedo se i vicini abbiano gli stessi problemi.

Ne approfitto, essendo sola, per “ribaltare” casa (oltre ad appropriarmi della stanza padronale con la scusa del letto più comodo che potrebbe giovare al mio mal di schiena).

Ho respirato talmente tanto disinfettante da avere mal di testa, sono stordita. Dopo un’intera giornata dedicata all’attività venatoria e fatte quattro lavatrici mi merito una megadoccia e una pedicure.

Affondo nella poltrona per guardare un po’ di tv mentre smanetto con lime e smalto. Tolti i cartoni di Jules non mi ero ancora approcciata alla programmazione francese, sono curiosa. Sul tavolino una serie di telecomandi: mmmh. Riesco a capire come funziona il decoder e comincio lo zapping. Vai di tv spazzatura.

Ho l’impressione che il livello non sia il massimo da una panoramica generale. Trasmettono gli stessi format di giochi a premi o talent show che in Italia sono condotti da Jerry Scotti e Carlo Conti, capirai. Sarà il suono della lingua francese ma sembrano ancora più ammorbanti in questa versione, finchè guardando “Un air de star” non compare lui: Emanuele Filiberto di Savoia.

Non ci potevo credere. Ci rendiamo conto che se quel famoso 2 giugno fosse andata diversamente avremmo potuto essere governati da un tale decerebrato che si guadagna da vivere imitando (malissimo) Julio Iglesias e Rod Steward??!!!

Anzi no, vista la situazione politica attuale e i relativi scabrosi retroscena, forse si sarebbe prospettato un quadro più roseo con i reali al potere.

Ma perché non mandare anche un Gasparri o un Alemanno (che tra l’altro ora non avrà una fava da fare se non inventarsi mozioni inutili da presentare alla maggioranza) a interpretare un Gene Simmons (dei Kiss) o un Felipe Rose (dei Village People) in Norvegia così ce li togliamo dalle palle per un po’?

Non so se ridere (immaginandomi Gasparri vestito da indiano che canta e balla Y.M.C.A.) o piangere. Povera Italia.

 

 

Day #11 – l’orage non è un frutto

Memo: mai farsi aggiustare il vetro dell’iPhone dai cinesi di Via Paolo Sarpi se si ha in previsione una gita al mare. Sotto lo schermo si è creata una piccola spiaggia. Speravo fosse una svista causata dalle lenti dei miei occhiali, perennemente sporche. Da quando ero bambina vedo attraverso una patina opaca e non c’è verso di farmi passare questo viziaccio.

Si esce per una passeggiatina lungo la spiaggia, non sono nemmeno le 8, è ancora deserta. Qualche fisicatissimo bagnino di colore inizia a posizionare i lettini in prossimità del bagnasciuga. Dovrei passeggiare più spesso.

Arnaud mi fa notare una strana nebbiolina in lontananza, sull’acqua, in prossimità dell’isoletta di Green Cay. Non è nebbia, è un piccolo temporale tropicale in arrivo. E’ complicato descrivere il fenomeno: con estrema velocità la coltre di “nebbia” sull’acqua si estende fino a fare sparire l’orizzonte e si avvicina a noi. Il mare si fa scuro, coperto da un grosso nuvolone grigio, compatto. Mi dicono di correre a riparo. Nemmeno il tempo di rifugiarsi sotto il pergolato del bar di Kakao Beach e inizia a piovere insistentemente. Non si può fare altro che attendere che smetta e riprendere la via di casa attraversando i dehor degli stabilimenti balneari.

In casa la TV è costantemente sintonizzata sui match del Roland Garros. Arnaud impazzisce per la Sharapova, io la prenderei a ceffoni clamorosi ogni volta che fa uno dei suoi celebri urletti.

La serata, subito dopo la cena da “Antonio Pizza” (pizza buonissima tra l’altro), evolve in “favourite playlist night”. Da Brian Eno ai Daft Punk, dai Chairlift ad Astor Piazzolla, da Paul Kalkbrenner a Lucio Battisti, da Jacques Brel a Snap…. La musica che ci piace, ci piace perché corrisponde a un nostro particolare mood, alle nostre emozioni. Quando sono contrariata ascolto “Grace” di Jeff Buckley. Quando sono di buon umore i Two Door Cinema Club, l’album “Turist History“ (ultimamente). Quando penso a qualcuno in particolare “Sex is on fire” dei Kings of Lion.

Arnaud mi dice di aver capito molto del mio carattere dopo questa serata musicale, molto più di quanto abbia potuto comprendere in tutta la settimana. Ho l’8% di batteria carica e mi sto scervellando per trovare una conclusione dignitosa a questo post, ma non ci riesco. Posso solo consigliare quello che sto per fare: andare a letto dopo aver attivato l’app di composizione musicale Bloom in modalità “ascolto”. Buonanotte.