Day #15 – wonder woman

Ieri sera ho visitato una delle case più belle che abbia mai visto, mi sembrava di essere stata risucchiata da un numero di Abitare o AD. Ero a Pic Paradis, ovvero il monte più alto dell’isola, che spicca esattamente al centro del territorio francese. Misura 424 metri di altitudine (più o meno come il Monte di Crea, anche se qui non c’è nulla di sacro), ma sembra di essere in alta montagna. La differenza è che al posto dei pini si trovano alberi di Mango, Banane, di frutti tropicali di vario genere (di cui non ricordo il nome), palme, palme, palme…una foresta fittissima.

Il padrone di casa mi mostra il dehors: un lungo tavolo per cenare, un ampio angolo barbecue, la piscina a sfioro scura, ma soprattutto una vista mozzafiato. Da Pic Paradis si può vedere metà dell’isola, dall’aeroporto Princess Juliana situato nella parte olandese quasi fino a Grand-Case (dove c’è l’altro piccolo aeroporto, nella parte francese), è davvero bellissimo. Ci ritornerò.

Oggi il tempo è – finalmente – bello, soleggiato. Ormai sto diventando come mia nonna che parla solo del meteo e al telefono, omettendo di chiederti come stai, ti domanda “Che tempo c’è lì?” – “Sto bene nonna, grazie. C’è il sole.”

Questa è la settimana in cui i “local” si sentono padroni dell’isola, ci sono davvero pochi turisti rispetto a tutto il resto dell’anno, li si può contare. La spiaggia è praticamente mia oggi, deserta. Improvvisamente mi sento potente, non so spiegare il motivo. È come se potessi spaccare il mondo con dei superpoteri. Il costume ce l’ho…

Mentre faccio un bagno (anche in acqua non c’è quasi nessuno, tranne qualche bimbo che cerca di surfare senza grossi successi) sento uno strano fruscio: a due metri dalla mia testa passa un piccolo catamarano con a bordo un ragazzino. Non avrà più di 11-12 anni e porta la piccola imbarcazione come se fosse un esperto. Forse lo è: arriva alla spiaggia, trascina il catamarano sulla sabbia in modo che le onde e la corrente (sempre fortissima) non lo portino via e si dirige verso la casa mare per parlare con il responsabile degli sport acquatici. Pochi minuti dopo risale sull’imbarcazione e se ne va. I presenti si chiedono da dove sia spuntato, basiti. C’è molto vento e l’imbarcazione prende velocità in un secondo, sparisce nel tempo necessario a sbattere le palpebre un paio di volte.

Non riesco a non pensare a come si possa sentire quel ragazzino, come un supereroe pure lui?

Libero, indipendente, determinato, temerario, forse incosciente…

La propensione al rischio (se pur minimo) allo scopo di ottenere la libertà o semplicemente con un obiettivo da raggiungere servendosi della libertà come fattore imprescindibile, crea l’esperienza. O è l’esperienza che rende liberi? Sto diventando come Carrie Bradshaw con tutti questi interrogativi? Mi sono persa, come col problema del latte di capra al gusto ribes.

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Vista da Pic Paradis

Day #4 – Marigot

Come ogni mattina controllo di non avere ragni o scolopendre dentro le scarpe (accortezze necessarie ai Caraibi).

Porto Walter (un amico) a lavoro in aeroporto, così ho la macchina a disposizione (qui non si può vivere senza auto). Con “I love rock ‘n roll” a palla procedo lentamente (limite dei 30 km/h e dissuasori di velocità ogni 20 metri) verso Marigot, centro principale della parte francese dell’isola. Capatina al boureau du turisme per recuperare una cartina e mi butto in centro “città”.

L’acquazzone tropicale di ieri ha reso il clima ancora più umido. Con circa 30 gradi oggi si fatica a resistere, anche passeggiando all’ombra.

Proseguo verso il porto, quasi deserto: la maggior parte delle imbarcazioni è in secca per la bassa stagione e in vista del periodo degli uragani (agosto-settembre).

Affacciato sul porto un mercatino coperto, delizioso, in cui anziane signore di colore con copricapi coloratissimi “gareggiano” per il mango più buono di St. Martin. Devo dire che quello del fruttivendolo di Viale Montenero se la gioca QUASI alla pari.

Malheureusement scopro anche La Croissanterie, il posto in cui vorresti fare colazione a vita, seduto all’ombra, respirando il profumo del forno, guardando le barche della Marina Port La Royalle.

Pago il conto utilizzando anche 5€ con la veste grafica aggiornata e il gestore del locale impazzisce: chiama moglie, figlio e dipendenti a rapporto per mostrare a tutti la nuova banconota “que cette fille a apporté de l’Italie”. Stupirsi, stupire per cose a cui normalmente non avremmo dato peso: vivere su un’isola è anche questo.

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La Marina Port La Royalle a Marigot