Week #17 – in vino felicitas?

A St. Martin non fanno la Festa dell’Uva, ma a Casale Monferrato sì e quest’anno la salterò, un po’ a malincuore. Mio cugino Sandro, già una quindicina di giorni fa mi domandò “torni un paio di giorni per la festa del vino, vero?”, come se fosse normale spendere più di 1000€ di volo e farsi un viaggio di una dozzina d’ore per partecipare all’evento, imperdibile per molti. Non escludo che esista chi si farebbe 8.000 km pur di mangiarsi un bollito misto e degli agnolotti d’asino innaffiati da Barbera monferrino.

I tavoli e le panche tappezzano il Mercato Pavia, sotto i tendoni bianchi, gli stand delle proloco con le specialità (comuni pressoché a tutte, ma democraticamente e attentamente assegnate), quelli dei viticoltori nascosti dietro barricate di vertro color “rubino incazzato”, il palco con la band che attacca con la prima nota e inizia a piovere. Il brusio di un formicaio di odori (e sudori) che si mischiano. E divertente, con spirito rilassato e giusta compagnia, parecchio divertente.

Qui: “Ben atterrati su Marte. Viaggio tra i superstiti di The Day After Tomorrow 3. L’atollo e Atlantide.”. Sarebbe un bel documentario… Quasi si potrebbero contare le chiappe dei presenti, isolani e di qualche folle turista che ha deciso di sfidare l’ira delle tropical storm e viaggiare a prezzi “illegalmente” stracciati.

Oggi ho avuto modo di imbattermi in due sfortunati esemplari di quest’ultimo paniere. Coppia di alsaziani entrambi 25enni che Arnaud ramazza in spiaggia, chiacchierando, mentre io sono sul lettino in trance da Astor Piazzolla ignorando il resto del mondo. Decidono per un aperitivo a Oyster Pond. Io sono Ambrogia. Wisky e cola per tutti, io la mia Presidente. Non ricordo il nome dell’ologrammico fidanzato del quale credo di aver percepito non più di un paio di grugniti e tre ginocchiate al tavolo per sbadataggine. Ricordo quello di lei, che non ha comunque importanza. Ricordo che si è tuffata nella Marina tra le alghe e i catamarani e, che si è intossicata di alcool. Nessun moralismo sul consumo di alcolici, ma fino a oggi non avevo mai visto nessuno così giovane bere con tale disperazione, con un peso, come un’incudine legata alla schiena e il corpo coperto di psoriasi. Non so cosa la aspetti, l’ho lasciata all’hotel e non la rivedrò più. Confesso che non mi preme nemmeno così tanto, quello che mi chiedo è fino a che punto, quali avvisaglie attendiamo prima di accorgerci che stiamo per scoppiare?? Bisogna cercare di resistere fino a che punto? Mi interrogo ancora, a volte, sul fatto di aver intrapreso questa esperienza troppo presto o troppo tardi. Interrogazione anche un po’ inutile a questo punto…

Credo di non essere mai stata così serena in vita mia, manco alla scuola materna, anche se arebbe stato tutto più semplice oggi, se fossi stata alla festa del vino, se la felicità si potesse misurare con l’applausometro e se non ci fosse il plenilunio, meledetto plenilunio.

Postilla: questo post è stato rivoluzionato in 10 minuti (ok, forse una mezz’ora) prima della pubblicazione nonostante fosse redatto da giorni, causa una pessima, caleidoscopica serata.

Day #25 – e acqua fu!

Non pensavo che tirare lo sciacquone un giorno mi avrebbe resa così felice. L’acqua è tornata e non vedo l’ora sia sera per potermi fare una lunghiiiisssima doccia post mare. Odoravo di cloro e liquido antialghe nei giorni scorsi, lavarsi in piscina non è il massimo della vita.

Niente gita alla scoperta di nuove spiagge oggi, devo pensare alla “sopravvivenza”, ovvero svuotare il lavello pieno di piatti e bicchieri sporchi, lavare una ventina di paia di mutande e altrettante t-shirt, non avendo più quasi nulla di pulito da indossare.

Vado a La Playa nel pomeriggio a leggere un po’, sono arrivata al punto cruciale di un romanzo e me lo mangerei. Potrei andare avanti a leggerlo tutta la giornata, senza fermarmi, senza mangiare, senza fumare, mi bastano una bottiglia d’acqua e la protezione 30 (ho ridotto lo schermo, l’abbronzatura è quasi degna di essere definita tale).

Ne approfitto per indagare, tramite Jear e il suo capo, se in qualche altra spiaggia sono alla ricerca di personale in questi giorni, sia per arrotondare, sia perché – prendetemi per pazza – non ce la faccio proprio a non lavorare! Mi faranno sapere (per esperienza questa frase non mi suona bene).

Oggi e domani a Grand-Case c’è la festa degli sport nautici, faccio un giro in serata per l’aperitivo. La baia ospita numerose imbarcazioni – più del solito – e qua e là c’è ancora qualche surfer che non si decide a mollare, nonostante il sole stia calando.

Una cosa non avevo notato prima: qui i gabbiani sono neri o grigi o, neri e grigi. Strano. Vicino al molo c’è un intero stormo: qualche turista si sta divertendo a dargli da mangiare, come gli orientali con i piccioni in Piazza San Marco. Turisti…

Sono seduta al Calmos Cafe, mi piace troppo questo posto (credo che lo staff interamente maschile contribuisca a farmelo apprezzare). Una signora americana palesemente ubriaca mi fa i complimenti per il mio rossetto. Non so se lo userò ancora…

Scrivo una parola e guardo le onde, scrivo un’altra parola e guardo il tramonto, continuo a scrivere e mi chiama mia sorella su Skype (questo articolo non lo finirò mai, penso). Quando finisco la skypata è buio e si vedono benissimo le luci dell’isola di Anguilla.

Non riesco a proseguire. Ho la mia Presidente (birra della Repubblica Dominicana senza troppe pretese, non di certo equiparabile a una doppio malto belga – la mia preferita – ma piacevole) in mano ed è un momento di pace assoluta, me lo devo godere. (Giuro che ne ho bevute solo due, di birre).